La norma UNI 1627:2011 è nata per valutare i requisiti di classificazione delle effrazioni in base ad alcuni test di resistenza condotti su porte, finestre, inferriate e persiane.
Al fine di identificare i risultati, si prenda nota che la classificazione è suddivisa in 6 classi gerarchiche, in cui la scala di valori è crescente: un prodotto in classe 1 è sensibile ai tentativi di scasso; un prodotto in classe 6, invece, rappresenta il massimo della sicurezza.
Un esempio: per abitazioni di privati, la classe 3 può essere considerato un giusto compromesso.
Per arrivare a qualificarsi come un “ottimo deterrente per i malintenzionati”, un sistema di sicurezza passivo dovrebbe agire attraverso installazioni che presentino lo stesso livello di sicurezza in tutte le parti, quindi sapientemente posizionate in ogni punto di entrata/uscita, senza esclusioni.
La differenza tra le classi antieffrazione è legata, da un lato, agli strumenti utilizzati per il tentativo di scasso, dall’altro all’atteggiamento stesso del ladro.

Una volta chiarite le differenze tra le classi, gli strumenti e gli atteggiamenti utilizzati per compiere una effrazione, è possibile avere una panoramica completa sulle situazioni possibili.
È fondamentale valutare questi fattori ed esaminarli, tenendo presente anche il contesto in cui è inserita l’abitazione/il negozio/l’ufficio. Solo a questo punto è possibile stabilire, in tutta chiarezza (e sicurezza), quale sia il corretto sistema di sicurezza passivo, da sviluppare su misura.
N.B. Si tenga presente che la combinazione di più prodotti può allungare molto le tempistiche relative al tentativo di scasso, talvolta inducendo addirittura lo scassinatore ad arrendersi.
Abbiamo accennato al fattore “Contesto d’inserimento dell’immobile”: in questo senso, è molto importante effettuare una corretta valutazione dei rischi prima di procedere.

classe di sicurezza antieffrazione 4

classe di sicurezza antiefrazione 3

classe di sicurezza antieffrazione 4
Quando parliamo di valutazione dei rischi, solitamente il riferimento primario è all’abitazione.
Con questo termine si intende un’analisi a 360 gradi, svolta da professionisti nel settore – quindi da operatori specializzati nella protezione contro le effrazioni -, che risulta essenziale per comprendere quali possano essere gli strumenti più adeguati allo scopo di proteggere varie aree della casa, oltre al grado di sicurezza che è opportuno scegliere.
Questa valutazione ha come oggetto lo studio e l’analisi dei diversi fattori che potrebbero semplificare e velocizzare eventuali furti sia nelle abitazioni private che nelle relative pertinenze accessorie (quindi ville, appartamenti ecc. e box, cantine o sottotetti…).

La valutazione dei rischi si articola in due fasi distinte, utili per arrivare a definire quale sia la soluzione migliore, ossia la più indicata per quel contesto:
In questa fase iniziale, il consulente raccoglie informazioni sull’abitazione e sulle abitudini di chi vi vive. Si valutano la tipologia di serrature presenti, il numero e la posizione degli ingressi, la presenza di tettoie o punti d’accesso agevolati, oltre a comportamenti quotidiani come lasciare la porta aperta, tenere la chiave inserita o esporre dati personali sulla cassetta postale. Questo primo passo è essenziale per individuare soluzioni di sicurezza davvero efficaci e personalizzate.
A seguito dell’intervista, un esperto si reca fisicamente presso l’abitazione interessata. Giunto sul luogo, questi verifica che lo studio e la progettazione della soluzione ideale siano effettivamente ottimali e corretti per quel contesto, attraverso una valutazione tecnico-ambientale legata ai punti critici della stessa.
Una volta accertate le condizioni, si può finalmente procedere con la realizzazione del sistema di sicurezza ottimale, la soluzione progettata su misura per intervenire nel modo migliore in termini di resistenza ai tentativi di effrazione.
Qui di seguito pochi e semplici consigli per scoraggiare i potenziali scassinatori ad introdursi in casa vostra, nel vostro negozio o nel vostro ufficio. Piccole cose a cui, magari, non si pensa, ma che possono realmente fare la differenza nell’aiutare a metterci in sicurezza da situazioni spiacevoli.

È sempre meglio non divulgare i propri spostamenti, né i propri orari di lavoro o le vacanze; Oggi, infatti, è sempre più diffusa la moda di comunicare agli altri, tramite i social network, il momento in cui si finisce di lavorare dopo una giornata stancante, o ancor di più la partenza per un viaggio tanto atteso. Tutte queste informazioni, se “cadessero” nelle mani sbagliate, potrebbero portare delle brutte sorprese;
Oltre a questi suggerimenti, si può dire che la situazione ideale per assicurarsi contro l’eventualità di effrazioni risieda nella combinazione di sistemi di sicurezza attivi e passivi.